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IL
CALAMARO GIGANTE
Nel
1870 lungo le coste settentrionali dell’Atlantico si arenarono
numerosi animali marini tentacolati, ma nessuno fu recuperato
in tempo. La svolta avvenne solo il 2 novembre del 1878 quando
una violentissima mareggiata scagliò sulle coste di Thimble
Tickle (Terranova) uno stupendo esemplare di calamaro gigante,
in questo caso la fortuita presenza di alcuni pescatori (che
arpionarono l’animale con più perizia dei marinai dell’Alecton)
e la forza del mare si rivelarono fatali per l’animale che,stremato
dalla lunga lotta , fu infine legato saldamente ad un albero.
Finalmente l’uomo poteva toccare con mano una vera e propria
leggenda vivente: il calamaro aveva un corpo di circa 7 m.
con tentacoli di 10 sui quali si aprivano ventose larghe 10
cm. A tutt’oggi resta il più grande esemplare mai rinvenuto
D’un tratto i racconti dei balenieri che narravano di segni
di ventose di calamaro larghe 50 cm. rinvenuti sui corpi di
alcuni capodogli non facevano più sorridere…ma rabbrividire.
L’epoca moderna non portò quindi alla scomparsa del calamaro
gigante dall’immaginario collettivo bensì, contro ogni previsione,
al suo inserimento tra le specie conosciute col nome (assai
meno efficace) di Architeuthis dux. Uno dei mostri marini
per eccellenza, che insieme al Kraken( leggendario
mostro marino delle saghe nordiche da non confondersi con
l’Architeuthis, poiché sarebbe in realtà una piovra,
in pratica una sorta di enorme polpo) e al Serpente
di mare avevano agitato i sonni dei naviganti d’ogni epoca,
era uscito dalle nebbie della leggenda per entrare a pieno
titolo nella (ancor più inquietante) realtà. Ma le reticenze
non erano scomparse del tutto. Quando nel 1903 a Vateraeelen,
in Norvegia, venne segnalato un calamaro lungo oltre 50 metri
prevalse lo scetticismo ; certo, si era ormai accettato che
qualche esemplare potesse crescere un po’ troppo, ma
50 metri sembravano eccessivi. Eppure negli anni ’80 accadde
qualcosa di sbalorditivo: la nave da guerra USS STEIN
rientrò anzitempo in porto a causa di non meglio identificati
problemi col sonar .Quando si poté procedere ai dovuti controlli
si scoprì che la schermatura esterna del sonar aveva chiaramente
subito l’assalto di “qualcosa”; vi erano grossi e profondi
segni simili a graffi e in uno di questi fu rinvenuto una
sorta di artiglio. Ci volle un po’ prima di accettare il fatto
che appartenesse ad un calamaro gigante, perché in base alle
dimensioni dell’uncino il suo proprietario avrebbe dovuto
misurare circa 40 metri! Da allora non solo gli avvistamenti
ma la cattura d’interi esemplari è divenuta un fatto tutt’altro
che eccezionale: nel 1982 a Bergen (Norvegia) un pescatore
riuscì ad arpionarne uno ancora vivo in acque profonde solo
5 metri. L’ultimo di cui si ha notizia ha finito i suoi giorni
sulle coste australiane nel dicembre del 1996, misurava 10
metri e le sue immagini sono apparse sui telegiornali di tutto
il mondo. Lo studio di questi esemplari ha fornito
preziose informazioni agli studiosi ma resta ancora molto
da scoprire. Si suppone che il suo habitat naturale siano
le grandi profondità oceaniche, anche se permangono alcune
riserve( legate alla cattura di esemplari vivi anche in acque
relativamente basse), e che si possano contare ,( oltre alla
Dux che abiterebbe solo nell’Atlantico) altre due diverse
specie di Architeuthis: la Japonica e la Sanctipauli
, entrambe localizzate nell’Oceano Pacifico . Ed è
proprio qui che si sono concentrati gli sforzi per
un’osservazione “dal vivo” di questi spettacolari animali,
in particolare nel canyon sommerso di Kaikoura(Nuova Zelanda).
L’ultima spedizione, nel 1997 ,si è risolta con un nulla di
fatto. Nel 2001, però,è stato rivelata l’esistenza di un calamaro
gigante anomalo che si muove indifferentemente per tutti gli
Oceani. Infine è ormai certo che il principale nemico del
calamaro abissale sia il capodoglio, che lo affronta in titaniche
battaglie a cui l’uomo ha potuto talvolta assistere. Esistono
innumerevoli testimonianze in tal senso e molte prove “indirette”,
come i segni di enormi ventose sui corpi di vari cetacei o
lunghi tentacoli di calamaro ritrovati al loro interno.
Per
ora è tutto, ma torneremo ancora ad esplorare gli abissi
marini .
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